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Quando i denti non chiudono bene

In alcuni casi il problema ortodontico non riguarda soltanto denti storti o affollati, ma un morso instabile e una chiusura asimmetrica . Può capitare che i denti siano abbastanza allineati, ma che non riescano comunque a chiudere in modo corretto.

È il caso di un paziente che si è rivolto al nostro Studio perché non riusciva a chiudere bene i denti. Quando chiudeva la bocca, percepiva la mandibola spostata lateralmente, con una sensazione di instabilità nella chiusura.

Il paziente arriva da molto lontano e si è affidato allo studio per una situazione particolare: la parte superiore e quella inferiore della bocca non coincidevano correttamente, causando disagio funzionale.


La situazione iniziale: mandibola deviata e denti che non combaciano

All’inizio del trattamento, la mandibola risultava spostata verso sinistra. I denti inferiori, durante la chiusura, arrivavano quasi a chiudere all’esterno rispetto ai denti superiori.

I denti non erano particolarmente storti: sia nell’arcata superiore sia in quella inferiore non erano presenti grandi disallineamenti. Il problema principale era il modo in cui le due arcate entravano in contatto.

In particolare, i denti posteriori non si incastravano correttamente. Le linee di riferimento della chiusura non coincidevano e tra alcuni denti superiori e inferiori erano presenti spazi, cioè mancavano contatti adeguati.

Sul lato sinistro era presente una tendenza al crossbite, cioè una chiusura in cui i denti inferiori tendono a posizionarsi troppo esternamente rispetto a quelli superiori.

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morso instabile e chiusura assimmetrica


Il ruolo della mandibola

Un aspetto importante del caso era che, aprendo la bocca, la mandibola riusciva a ricentrarsi. Questo significava che, senza il contatto dei denti, la mandibola trovava spontaneamente una posizione più centrata.

Il problema, quindi, era legato al fatto che i denti, per come erano posizionati, obbligavano la mandibola a spostarsi quando il paziente chiudeva la bocca.

Per questo motivo è stata individuata una posizione mandibolare più centrata e stabile. Questa posizione è stata registrata con chiavi in silicone, così da poter progettare il trattamento ortodontico in modo mirato.


La pianificazione del trattamento

Prima di iniziare, il caso è stato studiato con le valutazioni necessarie. Abbiamo eseguito la panoramica, la cefalometria e le misurazioni utili a programmare il movimento dei denti.

È stata anche realizzata una simulazione del trattamento. Inizialmente la simulazione prevedeva circa trenta allineatori per far chiudere correttamente i denti posteriori e migliorare la linea del sorriso anteriore.

Nella pratica, però, la prima fase non è stata eseguita con gli allineatori. È stato scelto un approccio differente: bloccare la posizione della mandibola con rialzi posteriori e utilizzare elastici per far avvicinare progressivamente i denti.


Prima fase: rialzi occlusali ed elastici

La prima fase del trattamento è stata gestita con rialzi occlusali posteriori ed elastici.

I rialzi, posizionati posteriormente, servivano a mantenere la mandibola nella posizione centrata individuata durante l’analisi. Quando il paziente chiudeva, era quindi guidato a chiudere in quella posizione.

Gli elastici avevano invece il compito di far avvicinare i denti, in modo che progressivamente fossero i denti stessi a mantenere la mandibola centrata, e non più i rialzi.

Il paziente doveva portare gli elastici per molte ore al giorno: circa 22 ore al giorno.


Il controllo a distanza durante il trattamento

Poiché il paziente abita molto lontano, non poteva recarsi in studio ogni mese. Per questo motivo inviava delle fotografie, che permettevano di controllare l’evoluzione del trattamento.

Dalle immagini si osservava che, dopo circa un mese, i premolari che inizialmente non si toccavano avevano iniziato ad avvicinarsi fino ad arrivare quasi a contatto.

Dopo circa due mesi, quando i premolari si toccavano, sono stati rimossi i rialzi posteriori. A quel punto sono stati inseriti elastici posteriori per far avvicinare anche i molari, così che anche questi denti potessero contribuire alla stabilità della mandibola.


Dopo tre mesi: mandibola centrata e denti posteriori ingranati

Dopo circa tre mesi di trattamento, la mandibola risultava centrata. Le linee dell’arcata superiore e inferiore coincidevano molto meglio rispetto alla situazione iniziale.

I denti posteriori avevano raggiunto un incastro corretto e sono stati rimossi i bottoni utilizzati nella prima fase.

A questo punto, la parte funzionale principale del trattamento era stata gestita. Il lavoro successivo si è concentrato sul miglioramento estetico del sorriso.


La linea del sorriso e il morso inverso anteriore

Il paziente presentava anche un problema estetico a livello dei denti anteriori. La linea del sorriso era definita nel video come “inversa”: i denti superiori non seguivano l’andamento del labbro inferiore.

Inoltre, i denti anteriori avevano un andamento irregolare, descritto come “ad ali di gabbiano”, con una componente di morso inverso.

All’inizio il paziente non si era rivolto allo studio per questo motivo, ma durante l’analisi del caso è stato informato anche di questo aspetto. Una volta compreso il problema, è stato possibile includere anche il miglioramento estetico tra gli obiettivi del trattamento.


Seconda fase: allineatori, stripping ed elastici anteriori

Nella seconda fase sono stati utilizzati gli allineatori.

Per migliorare la linea del sorriso, è stato eseguito stripping nell’arcata inferiore, cioè il passaggio di una striscetta abrasiva per creare lo spazio necessario al movimento dei denti.

Sono stati inoltre applicati bottoni sui denti superiori ed elastici anteriori, con l’obiettivo di modificare progressivamente la posizione dei denti e rendere la linea del sorriso più vicina all’andamento del labbro inferiore.

Dopo circa quattro mesi e mezzo, la linea del sorriso risultava migliorata.


Il risultato finale dopo 13 mesi

Dopo circa 13 mesi di trattamento, cioè circa un anno, la situazione era molto diversa rispetto all’inizio.

All’inizio i denti non si incastravano correttamente, la chiusura tendeva verso una terza classe, la mandibola era deviata verso sinistra e la linea del sorriso era irregolare.

Alla fine del trattamento, invece:

  • i denti posteriori risultavano ben ingranati;
  • la chiusura era stabile;
  • la mandibola era centrata;
  • la tendenza al crossbite sul lato sinistro era stata corretta;
  • la linea del sorriso era più armonica;
  • il triangolino nero non era più presente.

Sono state inoltre ricostruite le parti anteriori dei denti che apparivano abrase, con l’obiettivo di ridare una forma più armonica al sorriso.


Conclusione

Questo caso mostra come una chiusura dentale non corretta possa influenzare la posizione della mandibola. Anche quando i denti sembrano abbastanza dritti, possono esserci contatti non adeguati che obbligano la mandibola a spostarsi lateralmente.

Attraverso lo studio del caso, la registrazione della posizione mandibolare, l’uso di rialzi, elastici, allineatori e piccoli interventi di rifinitura estetica, è stato possibile ottenere una chiusura più stabile e un sorriso più armonico.

Ogni caso ortodontico è diverso e richiede una valutazione personalizzata. Per questo motivo, in presenza di denti che non chiudono bene, mandibola spostata o sensazione di morso instabile, è consigliabile richiedere una valutazione ortodontica.


INFORMAZIONE SANITARIA AI SENSI DELLE LEGGI 248/2006 E 145/2018 Di Gioia Martinetti STP A RL – Iscrizione OMCEO n°44 – Capitale sociale €10.000 – Polizza Reale Mutua n°2545698 – REA TO-1297767