Denti da latte: perché contano più di quanto si crede
«Tanto devono cadere»: è un pensiero comune quando si parla di denti da latte. Eppure, durante gli anni in cui rimangono in bocca, questi denti svolgono funzioni importanti: aiutano il bambino a masticare, contribuiscono alla pronuncia dei suoni e mantengono lo spazio per i denti permanenti.
Prendersi cura dei denti da latte significa occuparsi della salute orale del bambino fin dai primi anni, senza aspettare l’arrivo della dentatura definitiva.
Quanti sono i denti da latte e quando cadono?
I denti da latte, chiamati anche denti decidui, sono 20. Generalmente iniziano a comparire intorno ai 6 mesi e la dentatura si completa verso i 3 anni, con differenze individuali nei tempi di eruzione.
La caduta comincia solitamente intorno ai 6 anni e prosegue gradualmente: alcuni denti da latte rimangono in bocca fino a circa 12 anni. Per diversi anni, quindi, denti decidui e permanenti convivono nella cosiddetta dentizione mista. Sono età indicative, da interpretare considerando lo sviluppo del singolo bambino.
Un molaretto da latte cariato a quattro anni, per esempio, potrebbe dover svolgere ancora a lungo la propria funzione: aspettarne semplicemente la caduta non è sempre una scelta appropriata.
A cosa servono i denti da latte?
Aiutano il bambino a masticare
I denti decidui permettono di tagliare e triturare gli alimenti. Se un dente provoca dolore, mangiare può diventare più difficile e il bambino può modificare le proprie abitudini.
La salute dei denti da latte riguarda quindi anche attività quotidiane come consumare un pasto senza fastidio.
Contribuiscono alla pronuncia dei suoni
Insieme alla lingua e alle labbra, i denti partecipano all’articolazione dei suoni. Questo non significa che ogni difficoltà di pronuncia dipenda dalla dentatura, ma aiuta a comprendere perché i denti decidui abbiano una funzione anche durante lo sviluppo del linguaggio.
Mantengono lo spazio per i denti permanenti
I denti da latte occupano gli spazi che serviranno ai loro successori. La perdita anticipata di un dente deciduo può favorire spostamenti dei denti vicini, riducendo lo spazio disponibile.
Le conseguenze dipendono dal dente perso, dall’età del bambino, dall’affollamento presente e dallo sviluppo della dentatura. Per questo la gestione dello spazio richiede una valutazione individuale.
La carie nei denti da latte va curata?
La carie nei denti da latte deve essere valutata anche quando il dente è destinato a cadere. La futura sostituzione non rende irrilevante una malattia presente oggi.
La carie nella prima infanzia può avere conseguenze sulla qualità di vita e si associa a un rischio maggiore di sviluppare nuove lesioni sia nei denti decidui sia nei permanenti. La prevenzione deve quindi accompagnare l’eventuale trattamento del singolo dente.
Questo non significa che tutti i denti cariati richiedano la stessa cura. L’odontoiatra valuta la lesione e la situazione complessiva per stabilire il percorso appropriato. Non è necessario aspettare il dolore per chiedere una valutazione.
Cosa succede se un dente da latte viene perso prima del tempo?
La normale caduta durante la permuta e la perdita precoce sono situazioni diverse.
Quando un dente viene perso anticipatamente, il dentista valuta se sia sufficiente controllare l’evoluzione della dentatura oppure se occorra preservare lo spazio. In alcuni casi può essere indicato un mantenitore di spazio, un dispositivo che aiuta a conservare lo spazio destinato al permanente.
Non è necessario in tutti i bambini e non garantisce, da solo, che in futuro non servirà un trattamento ortodontico: la scelta dipende dalle caratteristiche del caso.
Come prevenire la carie nei denti da latte
Iniziare dal primo dentino
Lo spazzolamento deve cominciare quando compare il primo dente, utilizzando uno spazzolino con testina piccola e setole morbide.
Nei primi anni è l’adulto a pulire i denti. Anche quando il bambino desidera fare da solo, il suo coinvolgimento va accompagnato dall’aiuto del genitore.
Usare un dentifricio al fluoro nella quantità corretta
Lo spazzolamento con dentifricio al fluoro, due volte al giorno, è una misura fondamentale per ridurre il rischio di carie.
La quantità deve essere adatta all’età: indicativamente, una piccola traccia delle dimensioni di un chicco di riso sotto i tre anni e una quantità delle dimensioni di un pisello tra tre e sei anni. Il genitore deve dosarlo e supervisionare lo spazzolamento, incoraggiando il bambino a sputare il dentifricio appena è in grado di farlo. Per concentrazione e indicazioni personalizzate è utile confrontarsi con l’odontoiatra.
Limitare le occasioni frequenti di consumo di zuccheri
Per il rischio di carie conta anche quanto spesso i denti vengono esposti agli zuccheri. Sorseggiare ripetutamente bevande zuccherate o consumare frequentemente snack dolci tra i pasti può aumentare il rischio.
È opportuno evitare il biberon con bevande zuccherate durante il sonno e non aggiungere zucchero o miele al ciuccio. Le indicazioni alimentari vanno inserite nelle abitudini complessive del bambino, senza attribuire la carie a una sola causa.
Quando fare la prima visita dal dentista?
Secondo le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatric Dentistry, la prima visita dovrebbe avvenire alla comparsa del primo dente e comunque entro il primo anno di vita.
Non serve attendere una carie o il completamento della dentatura. La visita è anche un’occasione per ricevere indicazioni su pulizia, dentifricio e alimentazione. I controlli successivi vengono programmati in base alla salute orale e al rischio individuale.
Curare i denti da latte evita l’apparecchio?
Mantenere sani i denti decidui aiuta a conservarne la funzione e a gestire gli spazi durante lo sviluppo della dentatura. Non garantisce però che i denti permanenti saranno allineati: la crescita delle basi ossee, le caratteristiche dentali e altri fattori contribuiscono alla formazione dell’occlusione.
I controlli permettono di osservare questi aspetti e di distinguere le situazioni da monitorare da quelle che richiedono un intervento.
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