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L’apparecchio ortodontico fisso modifica in modo sostanziale le condizioni di igiene del cavo orale. Attacchi, archi e legature aumentano il numero di superfici ritentive, cioè di punti in cui i residui alimentari e la placca batterica tendono a depositarsi e a rimanere. Le manovre di igiene domiciliare abituali, pensate per superfici dentali lisce, non sono sufficienti a raggiungere queste aree.

Questa guida descrive gli strumenti, la sequenza operativa e la frequenza consigliata per mantenere un’igiene adeguata durante il trattamento ortodontico.

Perché con l’apparecchio fisso l’igiene orale richiede più attenzione

Su un dente privo di apparecchio, la superficie viene detersa con relativa facilità dallo spazzolino, coadiuvato dall’azione della saliva e dei tessuti molli. La presenza di un attacco incollato al centro della corona crea invece un’area di ristagno lungo tutto il perimetro del bracket, in particolare nel versante rivolto verso la gengiva.

L’accumulo prolungato di placca in queste zone è associato a due condizioni distinte.

La prima è la gengivite, cioè l’infiammazione dei tessuti gengivali, che si manifesta con arrossamento, edema e sanguinamento durante lo spazzolamento. È una condizione reversibile: si risolve con il ripristino di un’igiene adeguata.

La seconda è la demineralizzazione dello smalto, che si manifesta come lesione bianca opaca lungo il contorno dell’attacco. Rappresenta lo stadio iniziale del processo carioso. A differenza della gengivite non è dolorosa, non è visibile finché l’apparecchio è in sede e la sua reversibilità è limitata: nelle forme iniziali può essere rallentata con protocolli di remineralizzazione, mentre le lesioni più avanzate permangono dopo la rimozione dell’apparecchio.

Cosa serve per pulire i denti con l’apparecchio fisso

Gli strumenti indicati nella pratica ortodontica sono cinque.

Spazzolino manuale o elettrico a setole medie. Entrambe le tipologie sono adeguate se utilizzate correttamente. Durante il trattamento ortodontico le setole si usurano più rapidamente a contatto con le componenti metalliche: la sostituzione va anticipata rispetto ai consueti tre mesi, indicativamente ogni otto settimane o prima se le setole risultano deformate.

Spazzolino monociuffo. Presenta un unico ciuffo di setole a profilo appuntito ed è specificamente indicato per detergere il perimetro di ciascun attacco. È lo strumento più efficace su questa area e, nella pratica clinica, quello meno utilizzato dai pazienti.

Scovolini interdentali. Consentono di raggiungere gli spazi interprossimali e l’area sottostante l’arco metallico. La misura corretta è quella che si inserisce con lieve resistenza, senza necessità di forzare il passaggio.

Filo interdentale con infila-filo, oppure filo con estremità rigida preformata. Serve a detergere il punto di contatto interdentale, non raggiungibile dallo scovolino.

Dentifricio contenente fluoro. In presenza di rischio cariogeno elevato l’ortodontista può indicare concentrazioni di fluoro superiori a quelle dei prodotti di uso comune, oppure l’associazione con un collutorio fluorato serale.

Come lavare i denti con l’apparecchio fisso, passo per passo

L’errore più frequente consiste nel detergere le componenti dell’apparecchio anziché le superfici dentali circostanti. Il metallo si pulisce con qualsiasi passaggio dello spazzolino; le aree critiche sono i millimetri di smalto attorno a ciascun attacco.

1. Risciacquo preliminare. Un risciacquo con acqua rimuove i residui alimentari di dimensioni maggiori e riduce il carico di lavoro dello spazzolino.

2. Versante coronale, sopra gli attacchi. Spazzolino inclinato di circa 45 gradi in direzione della gengiva, movimenti brevi e circolari, procedendo per settori. Si comincia dall’arcata superiore.

3. Versante apicale, sotto gli attacchi. Si inverte l’inclinazione, orientando le setole verso il margine incisale o occlusale, e si ripercorre la stessa zona. Questa fascia è quella più frequentemente omessa.

4. Superfici occlusali, linguali e palatali. Le facce interne dei denti non presentano attacchi e per questo motivo vengono trascurate con maggiore frequenza.

5. Monociuffo su ciascun attacco. Due o tre secondi per bracket, compiendo il giro completo del perimetro. Su un’arcata completa la manovra richiede circa un minuto.

6. Scovolini negli spazi interprossimali. Si inseriscono sotto l’arco e si eseguono alcuni movimenti di andata e ritorno in ogni spazio.

7. Filo interdentale.

La sequenza completa richiede circa cinque minuti.

Come usare il filo interdentale con l’apparecchio fisso

La presenza dell’arco metallico impedisce di far scendere il filo dall’alto, come avviene normalmente. Occorre quindi introdurlo al di sotto dell’arco.

Con l’infila-filo: si inserisce l’estremità rigida dell’ansa nello spazio compreso tra l’arco e la superficie del dente, si tira il filo dalla parte opposta e a quel punto lo si utilizza come di consueto, facendolo aderire alle due superfici prossimali che delimitano lo spazio e risalendo lungo ciascuna di esse.

In alternativa esistono fili preconfezionati con un’estremità rigida integrata, che rendono la manovra più rapida.

Il passaggio del filo va eseguito almeno una volta al giorno, preferibilmente la sera.

Quante volte al giorno lavare i denti con l’apparecchio

L’indicazione generale prevede la detersione dopo ogni pasto principale, quindi tre volte al giorno.

La sequenza completa, comprensiva di monociuffo, scovolini e filo, è indicata la sera. Dopo colazione e dopo pranzo è accettabile una sequenza ridotta, limitata a spazzolino e scovolini, quando il tempo a disposizione non consente la manovra completa.

L’idropulsore è utile con l’apparecchio fisso?

L’idropulsore costituisce un ausilio, non un sostituto. Il getto d’acqua in pressione rimuove efficacemente i residui alimentari e raggiunge aree di difficile accesso, ma la placca batterica è un biofilm adeso alla superficie dentale, la cui rimozione richiede un’azione meccanica di attrito.

L’impiego corretto prevede quindi l’utilizzo dell’idropulsore come passaggio aggiuntivo, tipicamente prima dello spazzolamento, e non in sua sostituzione.

Cosa non mangiare con l’apparecchio fisso

Due categorie di alimenti richiedono attenzione, per ragioni differenti.

Alimenti di consistenza dura. Crosta di pane, frutta secca a guscio, prodotti da forno croccanti, ghiaccio, mele e carote morse direttamente possono provocare il distacco di un attacco. Il distacco non comporta conseguenze cliniche rilevanti e si risolve con un ricollaggio, ma determina un appuntamento aggiuntivo e un rallentamento del trattamento. Frutta e verdura dure vanno consumate tagliate a pezzi di piccole dimensioni.

Alimenti collosi e ad alto contenuto di zuccheri. Caramelle morbide, liquirizia, torroni e prodotti analoghi tendono a permanere a lungo attorno agli attacchi e costituiscono un substrato favorevole ai batteri cariogeni.

Per quanto riguarda le bevande, rileva più la modalità di assunzione che la quantità: il consumo prolungato e frazionato di bevande zuccherate o acide nel corso della giornata mantiene il pH orale su valori sfavorevoli per periodi estesi.

Le macchie bianche sui denti dopo l’apparecchio: cosa sono

Le lesioni bianche opache che possono comparire lungo il contorno degli attacchi sono aree di demineralizzazione dello smalto, note in letteratura come white spot lesions. Si formano dove la placca è rimasta adesa per periodi prolungati.

Non sono associate a sintomatologia dolorosa e risultano poco visibili finché l’apparecchio è in sede, motivo per cui vengono spesso individuate soltanto al momento della rimozione. La prevenzione, basata sul controllo di placca e sull’apporto di fluoro, resta l’approccio di riferimento.

Ogni quanto fare l’igiene professionale durante il trattamento ortodontico

Durante il trattamento ortodontico la frequenza delle sedute di igiene professionale viene generalmente aumentata rispetto all’intervallo abituale. L’indicazione più diffusa prevede un richiamo ogni quattro-sei mesi, con adattamenti in funzione del rischio individuale.

Oltre alla rimozione di placca e tartaro nelle aree non raggiungibili con l’igiene domiciliare, la seduta consente di individuare precocemente le zone in cui il controllo di placca risulta insufficiente e di correggere la tecnica di spazzolamento.


Contenuto a carattere divulgativo e informativo. Non sostituisce la visita odontoiatrica né il parere del professionista curante. Le indicazioni riportate hanno valore generale e vanno adattate al singolo caso in sede di visita.


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